Carrara, conosciuta in tutto il mondo per le splendide e suggestive Cave di Marmo, ben note a scultori come Michelangelo, che proprio all'interno di un blocco di quel marmo vide prender forma il suo David. Nei pressi delle cave, all'interno del paesino di Colonnata, potete gustare il famoso lardo, lavorato e conservato all'interno di grosse vasche di marmo. La catena delle Alpi Apuane oltre ad un ambiente naturale di incomparabile ed originale bellezza è un immenso giacimento di marmi, i più pregiati e famosi dei quali si trovano in tre Canali principali: Canali di Torano, di Miseglia, di Colonnata. Complessivamente la massa marmorea scavabile dal monte di Carrara ha, secondo gli esperti, una superficie di 67 kmq. ed un volume di 60 miliardi di metri cubi.
L’escavazione, il trasporto, la lavorazione: in queste tre fasi fondamentali della produzione marmifera si è sviluppata una lenta ma incessante ricerca tecnologica che ormai ha duemila anni di vita. Pochi altri settori industriali vantano un primato simile ed, in aggiunta a ciò, in pochi altri tipi di attività umana ogni conquista fu pagata a caro prezzo come lo fu nel mondo delle cave.
I Romani staccavano i massi dalla montagna inserendo nelle fessure naturali della roccia cunei di legno bagnato i quali, ingrossandosi, facilitavano il distacco del materiale preventivamente scelto proprio in base alle fenditure circostanti ad esso; leggermente successivo e, per molti secoli, al posto di questo sistema, fu quello mediante il quale venivano scavati con scalpelli, dei fori nel masso; in essi s’introducevano cunei metallici poi battuti e ribattuti mediante grosse mazze, fino ad aprire profonde scanalature che, a seconda delle proporzioni, costituivano le formelle (se praticate su blocchi) o le tagliate (praticate su massi più grandi e, perciò, di vaste proporzioni).
La prima vera rivoluzione industriale si ebbe nel XVI secolo quando nelle cave di Carrara venne usata, per la prima volta, la polvere da sparo per le mine nell’anno 1570 e l’avvenimento fu giudicato talmente memorabile che Alberico Cybo fece coniare una moneta celebrativa (una doppia d’argento avente su una faccia l’immagine di un barile di polvere infiammata e la scritta (in tedesco) Von Gutten in Pesser). L’effetto dirompente di queste varate ebbe, alla lunga, influsso non solamente sulla produzione ma anche sull’ambiente: le mine frantumavano letteralmente vasti scorci di montagna e facilitavano l’apertura di nuove cave: tutto ciò finì col modificare profondamente il paesaggio dei bacini e col renderlo addirittura perennemente variabile.
Dopo l’introduzione delle mine nel 1895, quando entrò in uso il filo elicoidale che, debitamente piazzato su montanti e pulegge e poi fatto scorrere con rapidità sul marmo per opera di motori a petrolio o di motori elettrici, continuamente bagnato da acqua mista a rena, taglia in breve tempo i massi dal monte e i blocchi sul piano di cava.
Questo sistema offre i seguenti vantaggi: evita il frantumamento dei blocchi, riduce al minimo il cumulo dei detriti; facilita la susseguente riquadratura dei blocchi e benchè costoso mantiene facilmente la cava in efficienza. Una innovazione richiede e ne favorisce altre e pochi anni dopo, nel 1897 vennero introdotte le corone diamantate e le pulegge penetranti, che venivano così presentate nell’uso: Con la corona diamantata mossa dall’energia elettrica, si riesce a far nel masso un taglio circolare che può raggiungere una profondità di 20 metri, permettendo, di conseguenza, di distaccare dal blocco una sottile colonna di altrettanta lunghezza. Questa colonnetta rivela, tra l’altro, la qualità, le macchie, i difetti interni del masso... Accade così che, per la disposizione del monte, le gallerie non possono venir praticate: allora i fori fatti con la corona diamantata servono da guida alla puleggia penetrante che apre la strada al filo elicoidale. Ancora qualche anno e poi nelle cave comparvero i primi martelli pneumatici, mediante i quali si poteva praticare in un’ora sola un foro da mina che, prima, richiedeva l’impegno di due operai (uno a tener fermo ‘l pistolot, cioè la lunghissima subbia penetrante, e l’altro a battere di mazza) per due giorni. L’anno che possiamo considerare come un punto di incontro fra le innovazioni fin qui ricordate e quelle legate agli anni successivi il 1910: in esso la Società Idroelettrica Apuana installò in zona un grande impianto che generalizzò l’uso dell’energia elettrica almeno nelle più grandi Imprese. Da allora, con rapidità, i diversi tipi di motori, a nafta, elettrici, a scoppio, hanno integrato l’energia umana.
Oggi la tecnologia è entrata nella cava con strumenti che hanno, in larga parte, integrato e sostituito il lavoro dell’uomo: telai monolama a diamante, che scendono fino a 60/90 cm. l’ora; pale meccaniche di enorme potenza. Le cave del carrarese in attività sono circa 270 e costituiscono, in larga parte, l’avanguardia nella innovazione tecnologica del settore in campo mondiale. Pur essendo così numerose le cave di Carrara, solo poche di queste cave danno materiale di ottima qualità per colore e struttura ed è da queste cave che la Amso International prende la produzione dei blocchi per poi essere trasformati in lastre, pavimenti, rivestimenti e lavorati a misura su richiesta. Oltre che alle cave di Carrara, la Amso International si fornisce direttamente da molte altre cave Italiane ed estere per poter dare ai propri clienti una ampia gamma di marmi e pietre selezionate in anni di ricerca e lavorazione.