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Nelle vicinanze

Sarzana

Sarzana - Stella del Magra ***

Sarzana, con la Fortezza Firmafede e il borgo medievale ricco di botteghe artigiane, dove durante il periodo estivo viene organizzata la Soffitta nella Strada, mercato di antiquariato conosciuto in tutt'ItaliaL'origine del nome Sarzana è difficile da stabilire, alcuni antichi storici locali nel XV secolo citavano i nomi di Serrezzana o Sergianum, di un colono della famiglia Sergia. Il nome appare per la prima volta in un diploma dell'imperatore Ottone I il 19 maggio dell'anno 963 dove veniva riconosciuto al vescovo di Luni il possesso del "Castrum Sarzanae", situato dove attualmente sorge la fortezza di Sarzanello, comunemente denominata Castracani. Tale castrum, ovvero castello fortificato, doveva avere come scopo il controllo sulle principali strade di fondovalle.Intorno al 1000 viene citata la nascita del vero nucleo abitato di Sarzana, il cui sviluppo è da mettere in relazione con la decadenza della vicina Luni che, a causa dei continui mutamenti geografici, si andava spopolando. Il borgo di Sarzana pare fosse diviso in due nuclei, gli abitanti dei quali venivano indicati come "illi de Burgo", ovvero "quelli del borgo" e come "illi de Carcandula", "quelli che risiedevano sull'antico letto del torrente Calcandola", nei pressi dell'attuale Piazza Matteotti.

 

Montemarcello - Bocca di Magra

Montemarcello - Bocca di Magra - Stella del Magra ***
Montemarcello situato sulla cima del promontorio del Caprione Montemarcello domina dall'alto sia il Golfo di La Spezia che la Val di Magra. Secondo la tradizione sembra che il nome risalga all'epoca romana, ricordando la vittoria riportata sui Liguri dal console Marco Claudio Marcello nel 155 a.C.. L'influenza romana è ben visibile nella struttura urbanistica del paese con le sue vie che tagliano a angolo retto a ricordare un accampamento militare ("castrum") dell'epoca, caratteristica unica tra i paesi della vallata. Nel 1286 il vescovo di Luni Enrico da Fucecchio fece erigere delle fortificazioni sul promontorio, tra cui la torre circolare posta all'entrata nord del paese. Ma la nascita del borgo va riferita al 1474 anno in cui Montemarcello si costituì in parrocchia. Le mura, di cui oggi restano solo alcuni tratti, ma il cui tracciato è ancora facilmente percepibile, furono costruite nel 1485.
All'estremità
occidentale del paese vi è la parrocchia di S. Pietro, la cui costruzione risale al 1474, ma che fu profondamente ristrutturata nel XVII secolo, secondo i canoni dello stile barocco. La piccola cappella posta sulla sinistra costituisce la parte originaria dell'edificio. Al suo interno sono conservate alcune opere di pregevole valore artistico, quali un ancona marmorea del 1529 raffigurante Gesù Cristo, S. Sebastiano e S. Rocco, attribuita a Domenico Gar, e un trittico quattrocentesco, che raffigura la Vergine del Rosario fra S. Pietro e S. Giovanni, attribuito al c.d. Maestro di Borsigliana (attivo nella vicina Garfagnana).Entrando nel paese si respira ancora un aria antica; tra i suoi caruggi si incontrano ancora le vecchie signore che sedute sugli scalini di casa vendono erbe selvatiche e prodotti tipici. Dal paese si diramano numerosi sentieri che, attraversando il bosco e costeggiando il mare, raggiungono località di mare dal fascino unico: Punta Bianca, Tellaro, Fiascherino, Lerici e Bocca di Magra. 

Bocca di Magra è nota per essere stata il luogo di ritrovo di scrittori e intellettuali. Vittorio Sereni, Eugenio Montale, Giulio Einauidi, Cesare Pavese, Elio Vittorini, Marguerite Duras, ne fecero la loro residenza estiva. Per tale motivo Bocca di Magra è stata inserita nei percorsi del Parco culturale della Val di Magra e della Terra di Luni. Alla attività tradizionale della pesca è subentrato lo sviluppo turistico e residenziale, con la creazione di diverse darsene per la nautica da diporto e servizi di motobarche per raggiungere le piccole insenature situate oltre il promontorio del Caprione o altre località quali Lerici, Portovenere e le Cinque Terre.

Carrara

Carrara - Stella del Magra ***
Carrara, conosciuta in tutto il mondo per le splendide e suggestive Cave di Marmo, ben note a scultori come Michelangelo, che proprio all'interno di un blocco di quel marmo vide prender forma il suo David. Nei pressi delle cave, all'interno del paesino di Colonnata, potete gustare il famoso lardo, lavorato e conservato all'interno di grosse vasche di marmo. La catena delle Alpi Apuane oltre ad un ambiente naturale di incomparabile ed originale bellezza è un immenso giacimento di marmi, i più pregiati e famosi dei quali si trovano in tre Canali principali: Canali di Torano, di Miseglia, di Colonnata. Complessivamente la massa marmorea scavabile dal monte di Carrara ha, secondo gli esperti, una superficie di 67 kmq. ed un volume di 60 miliardi di metri cubi.
L’escavazione, il trasporto, la lavorazione: in queste tre fasi fondamentali della produzione marmifera si è sviluppata una lenta ma incessante ricerca tecnologica che ormai ha duemila anni di vita. Pochi altri settori industriali vantano un primato simile ed, in aggiunta a ciò, in pochi altri tipi di attività umana ogni conquista fu pagata a caro prezzo come lo fu nel mondo delle cave.
I Romani staccavano i massi dalla montagna inserendo nelle fessure naturali della roccia cunei di legno bagnato i quali, ingrossandosi, facilitavano il distacco del materiale preventivamente scelto proprio in base alle fenditure circostanti ad esso; leggermente successivo e, per molti secoli, al posto di questo sistema, fu quello mediante il quale venivano scavati con scalpelli, dei fori nel masso; in essi s’introducevano cunei metallici poi battuti e ribattuti mediante grosse mazze, fino ad aprire profonde scanalature che, a seconda delle proporzioni, costituivano le formelle (se praticate su blocchi) o le tagliate (praticate su massi più grandi e, perciò, di vaste proporzioni).
La prima vera rivoluzione industriale si ebbe nel XVI secolo quando nelle cave di Carrara venne usata, per la prima volta, la polvere da sparo per le mine nell’anno 1570 e l’avvenimento fu giudicato talmente memorabile che Alberico Cybo fece coniare una moneta celebrativa (una doppia d’argento avente su una faccia l’immagine di un barile di polvere infiammata e la scritta (in tedesco) Von Gutten in Pesser). L’effetto dirompente di queste varate ebbe, alla lunga, influsso non solamente sulla produzione ma anche sull’ambiente: le mine frantumavano letteralmente vasti scorci di montagna e facilitavano l’apertura di nuove cave: tutto ciò finì col modificare profondamente il paesaggio dei bacini e col renderlo addirittura perennemente variabile.
Dopo l’introduzione delle mine nel 1895, quando entrò in uso il filo elicoidale che, debitamente piazzato su montanti e pulegge e poi fatto scorrere con rapidità sul marmo per opera di motori a petrolio o di motori elettrici, continuamente bagnato da acqua mista a rena, taglia in breve tempo i massi dal monte e i blocchi sul piano di cava.
Questo sistema offre i seguenti vantaggi: evita il frantumamento dei blocchi, riduce al minimo il cumulo dei detriti; facilita la susseguente riquadratura dei blocchi e benchè costoso mantiene facilmente la cava in efficienza. Una innovazione richiede e ne favorisce altre e pochi anni dopo, nel 1897 vennero introdotte le corone diamantate e le pulegge penetranti, che venivano così presentate nell’uso: Con la corona diamantata mossa dall’energia elettrica, si riesce a far nel masso un taglio circolare che può raggiungere una profondità di 20 metri, permettendo, di conseguenza, di distaccare dal blocco una sottile colonna di altrettanta lunghezza. Questa colonnetta rivela, tra l’altro, la qualità, le macchie, i difetti interni del masso... Accade così che, per la disposizione del monte, le gallerie non possono venir praticate: allora i fori fatti con la corona diamantata servono da guida alla puleggia penetrante che apre la strada al filo elicoidale. Ancora qualche anno e poi nelle cave comparvero i primi martelli pneumatici, mediante i quali si poteva praticare in un’ora sola un foro da mina che, prima, richiedeva l’impegno di due operai (uno a tener fermo ‘l pistolot, cioè la lunghissima subbia penetrante, e l’altro a battere di mazza) per due giorni. L’anno che possiamo considerare come un punto di incontro fra le innovazioni fin qui ricordate e quelle legate agli anni successivi il 1910: in esso la Società Idroelettrica Apuana installò in zona un grande impianto che generalizzò l’uso dell’energia elettrica almeno nelle più grandi Imprese. Da allora, con rapidità, i diversi tipi di motori, a nafta, elettrici, a scoppio, hanno integrato l’energia umana.
Oggi la tecnologia è entrata nella cava con strumenti che hanno, in larga parte, integrato e sostituito il lavoro dell’uomo: telai monolama a diamante, che scendono fino a 60/90 cm. l’ora; pale meccaniche di enorme potenza. Le cave del carrarese in attività sono circa 270 e costituiscono, in larga parte, l’avanguardia nella innovazione tecnologica del settore in campo mondiale. Pur essendo così numerose le cave di Carrara, solo poche di queste cave danno materiale di ottima qualità per colore e struttura ed è da queste cave che la Amso International prende la produzione dei blocchi per poi essere trasformati in lastre, pavimenti, rivestimenti e lavorati a misura su richiesta. Oltre che alle cave di Carrara, la Amso International si fornisce direttamente da molte altre cave Italiane ed estere per poter dare ai propri clienti una ampia gamma di marmi e pietre selezionate in anni di ricerca e lavorazione.

Le Cinque Terre

Le Cinque Terre - Stella del Magra ***
Le Cinque Terre sono un patrimonio naturalistico di grande varietà. Sentieri e mulattiere dai panorami mozzafiato. Cinque borghi: Monterosso al Mare, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore, che si affacciano sul mare. Un ambiente in cui il lavoro secolare di generazioni ha trasformato un territorio inaccessibile in un paesaggio di straordinaria bellezza. Un’Area Marina Protetta e un Parco Nazionale che ne tutelano l’assoluta unicità. Queste, in sintesi, le Cinque Terre, dichiarate dall’UNESCO fin dal 1997 Patrimonio Mondiale dell’Umanità.
Caratteristiche delle zona sono le piante di limoni, gli ulivi ed i vigneti da cui si ricava il famoso Sciacchetrà. 

Manarola Fondato durante il XII secolo, il borgo deriva probabilmente il suo nome da un’antica "magna roea", una grande ruota di mulino presente in paese. Manarola Il sentiero che da Manarola conduce a Riomaggiore, meglio conosciuto come "Via dell'Amore".

Tra il Duecento e il Trecento alla foce del "Rio" che scorreva tra le alture nasce il borgo di Riomaggiore.

Monterosso presenta uno splendido borgo dove poter passeggiare e sentirsi immersi in altri tempi.

Vernazza, da molti considerata la più bella e suggestiva delle Cinque Terre, è anche la più antica, infatti è documentata per la prima volta nel 1080.

Corniglia, l'unico paese a non essere direttamente a contatto col mare, sorge su un promontorio da cui la vista spazia illimitata.

Porto Venere

Porto Venere - Stella del Magra ***
Porto Venere.........verrebbe quasi da non dire niente: la sua bellezza lascia senza parole.

Anche se le origini più antiche del borgo vengono fatte risalire sino al VI secolo a.C., le prime datazioni storiche di Porto Venere risalgono a Claudio Tolomeo (150 d.C.) e all'Itinerario Marittimo dell'imperatore Antonino Pio del 161 d.C. Il nome del borgo (Portus Veneris) derivava da un tempio dedicato alla dea Venere, sito esattamente nel luogo in cui ora sorge la Chiesa di San Pietro. Il nome era probabilmente legato al fatto che, secondo la tradizione, la dea era nata dalla spuma del mare, abbondante proprio sotto quel faraglione. Oppure, ci piace crederlo, perché Porto Venere era una località bellissima e romantica anche allora. Il borgo originario (castrum vetus), abitato da antichi pescatori, era sito nell'attuale piazzale Spallanzani ed è oggi interamente scomparso. Da località di pescatori, Porto Venere divenne base navale della flotta bizantina, ma fu assalita e distrutta da Longobardi nel 643 d.C. I pochi reperti romani, consistenti in alcune murature rinvenute sotto il piazzale Spallanzani, si rifanno all’assorto periodo cristiano-monastico dei monaci di san Colombano, con l’antica Chiesa di San Pietro della diocesi di Luni. Sono datati 1113 i documenti che testimoniano la costruzione del primo Castello; nel 1130 viene costruita la chiesa di San Lorenzo e nel 1139 il borgo nuovo. Sono del 1161 le mura che racchiudono entrambi i borghi, vecchio e nuovo, ed è infine nel 1162 che viene sancito formalmente il passaggio delle due chiese sotto la giurisdizione del vescovo di Genova, confermando di fatto il completo dominio genovese sul borgo. Nel XV secolo, con l’assalto degli aragonesi, viene meno il dualismo tra i due borghi; il borgo vecchio viene distrutto e lascia libero lo spazio che ancora oggi si può osservare tra il borgo nuovo e la chiesa di San Pietro.